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Convegno di fine stagione

Anche quest’anno abbiamo avuto il grande piacere di organizzare il nostro tradizionale convegno. E anche quest’anno la partecipazione è stata importante ed interessata. Un centinaio di apicoltori provenienti da tutta la Regione hanno ascoltato con interesse gli interventi dei relatori.

IMG_1953La cosa più simpatica è sicuramente stato lo scambio di opinioni e il dibattito che ha caratterizzato l’intero pomeriggio.

Le esperienze di un tecnico esperto come il Dott. Raffele Dall’Olio hanno appassionato i convenuti. Si sono ripercorse tutte le migliori tecniche di conduzione degli apiari in relazione all’uso corretto dei prodotti approvati, con un occhio di riguardo alle metodiche ed alle tempistiche.

IMG_1951Coinvolgente l’entusiasmo del Sig. Giuseppe Morosin. Con la sua grande passione ha fatto assaporare a tutti cosa vuol dire dedizione e passione per le api, e come questi piccoli insetti  possono veramente cambiare la vita delle persone che sanno ascoltare ed apprezzare ogni sussurro della natura. La sua esperienza in apididattica ha anche aperto uno spiraglio verso nuove opportunità anche di business per gli apicoltori che, come è noto, stanno vivendo annate di scarsa produzione di miele. Non solo miele, quindi, ma tutti i prodotti dell’alveare, devono diventare il “paniere delle offerte” che un apicoltore può gestire nella sua attività. In questi nuovi scenari non è trascurabile la sana relazione che può nascere tra api e bambini, e persone attente. Ovviamente ci vuole competenza e preparazione.  Preparazione che deve essere sicura e certificata.

IMG_1960Alla fine, come è ormai tradizione, molti di noi hanno continuato la serata apprezzando la buona cena a base di castagne presso la locale festa del paese.IMG_1957

Alla prossima occasione, quindi e buon lavoro !!

Una stagione che chiude in bellezza

E’ vero che questa stagione non ha dato belle soddisfazioni a nessuno. E’ vero che le produzioni sono state scarse, ed in alcuni casi, veramente insufficienti. E’ anche vero che c’è stato un carico di varroa fuori del normale, e quindi complicazioni e paure che alla prossima primavera ci possano essere delle brutte sorprese. E’ anche vero che ci sono state ancora delle morie ed una diffusione di virosi che hanno messo in difficoltà molti di noi.

Abbiamo imparato che i fattori che causano queste disavventure sono molti, interconnessi, e che si possono affrontare solamente con attenzione, cura, esperienza e grande collaborazione. Che bella parola la collaborazione ! E’ importante la collaborazione tra tutti gli apicoltori, quella tra apicoltori e centri di ricerca e magari, forse prima di tutto, tra apicoltori ed istituzioni.

Le cause che interessano le api vengono da settori diversi, che devono parlarsi tra di loro per cercare una soluzione che potrà essere trovata solamente se il problema sarà analizzato da ogni punto di vista e affrontato in modo coordinato.

Ma non mancano le belle notizie! La nostra Associazione ha completato una nuova stagione nella stazione di fecondazione e, dopo i primi esperimenti, si sta avviando al programma vero e proprio. Ai nostri soci che ne avevano fatto richiesta, abbiamo regalato le prime regine fecondate nella stazione. Certo che i risultati si vedranno nel tempo, ma “chi ben comincia è a metà dell’opera”, mi dieceva mia madre quando facevo qualche lavoro che mi si presentava difficile.

Provo sempre una grande soddisfazione quando vedo l’interessamento degli apicoltori, e non solo, per le iniziative che riusciamo a mettere in campo. Quando c’è una grande partecipazione, sappiamo che stiamo lavorando bene, e siamo stimolati a fare di più e meglio. Al nostro convegno di fine stagione, nonostante le difficoltà della giornata ed i temi piuttosto tecnici in scaletta, c’erano quasi cento persone. E’ una buona notizia.

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Il gruppo degli apicolotori biodinamici, ha avviato con successo, un apiario sperimentale in un ambiente protetto. E anche questa iniziativa sta avendo successo ed è seguita con interesse da molti. Anche in questo caso i risultati si vedranno nel tempo, ma la bella notizia è che molti apicoltori si stanno muovendo, ricercando e studiando, esplorando anche nuove strade. Meglio di così!!

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Infine, ma non per ultimo, alcuni stati stanno emanando leggi a protezione delle api.

Siamo ottimisti !! La strada è lunga e difficle, ma siamo in tanti ed in buona compagnia, i risultati verranno.

INIZIA UNA NUOVA STAGIONE

Piano piano sta iniziando a stagione del nuovo anno. Il clima non ci fa ben sperare, putroppo. Da molti mesi non piove, e le temperature si sono, quasi sempre, mantenute su valori elevati per il periodo. Per avere una idea di quello che succede nelle nostre zone, di seguito l’andamento delle temperature minime e MAX degli ultimi quattro periodi

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In questa situazione, ci siamo accorti che il “blocco di covata” invernale, che naturalmente avveniva verso fine novembre, quest’anno pare sia stato anticipato alla fine di ottobre. Alcuni apicoltori riferiscono di un breve blocco, a fine ottobre appunto, a poi, quasi subito, una ripresa della covata. Anche in questo momento, fine gennaio 2016, periodo che dovrebbe essere caratterizzato dale giornate più fredde dell’anno, la temperatura esterna è di 7,2 °C, e la covata è piuttosto ampia nei nostri alveari.

Non è una situazione normale, e l’attenzione alle scorte ed allo sviluppo della Varroa devono essere al massimo livello. Putroppo qualche perdita si è già verificata.

Una attenta indagine, svolta dai soci Zanini, Borin e Robo, che hanno disopercolato ed analizzato alcuni telai di covata in alveari e apiari diversi, ha dato rsultati da interpretare con attenzione. Il dato più significativo è che non hanno trovato nessuna Varroa sulle larve. Cosa può voler dire ? Che non c’è ? Che è tutta sulle api ? Fatto un trattamento con Ossalico sublimato, ancora una volta il risultato è stato 0 cadute in tre casi su quatto, e 1 caduta nel quarto !!  Sicuramente i trattamenti operati nel periodo giusto e l’attenzione di apicoltori preparati, ha fatto si che gli alveari fossero in ottime condizioni, ma questo ci deve far riflettere sull’interazione che c’è tra tutti gli alveari, anche quelli vicini. Altrimenti la Varroa, durante l’estate da dove arriva ?

La reinfestazione non è una brutta parola, ma il sintomo di una brutta pratica !!

Per imparare a combattere la Varroa, non solo con i soliti trattamenti che stanno iniziando a dare i primi segni di resistenza, abbiamo deciso di distribuire una “scheda dell’alveare”. L’intento è quello di cercare di dare un minimo di omogeneità alle cose che si fanno, e per raccogliere un po’ di dati che potrebbero essere molto utili per trovare nuove strade e nuovi sistemi. La scheda è articolata e riporta molte informazioni, ma se ogni apicoltore ci mette le info che ritiene più giuste o anche solo quelle che lui ritiene di dover controllare, sarà sempre un piccolo passo avanti. Quindi l’invito è, per chi lo volesse, si scaricare la nostra scheda e compilarla durante la stagione. Alla fine ci piacerebbe che ci venisse restituita una copia, anche in forma anonima, per pater fare una statistica degli andamenti e dei risultati, anche in relazione all’andamento del clima. Evidentemente il conteggio della Varroa è un dato essenziale, e sarebbe bene farlo prima e dopo i trattamenti, segnandosi con precisione le date.

Le iniziative che cercheremo di sostenere durante questa nuova stagione saranno molto orientate alla igienicità delle nostre api ed a trattamenti controllati, anche tenendo conto della relazione del Dott. Floreano condotta al nostro ultimo convegno di novembre.

Giornate delle api a Bruxelles

Grazie all’interessamento dell’Associazione Biodinamica, sono stato invitato, come rappresentante dell’Associazione per l’Ape Carnica Friulana, a partecipare ai lavori della “settimana europea delle api” organizzata da Mariya Gabriel, membro al Parlamento Europeo, della delegazione Bulgara che si occupa di “Apicoltura e salute delle api” oltre che del “Cambiamento climatico, biodiversità e sviluppo sostenibile”.

Una buona dormita fa sempre iniziare bene la giornata, così di buon mattino mi alzo a vado a fare colazione in una caffetteria in centro. Il primo appuntamento è fissato per le ore 10.00 e quindi approfitto per vedere almeno il centro storico di una città nella quale non sono mai stato. Bruxelles si presenta con una bellissima giornata di sole anche se un po’ fredda rispetto al nostro clima di stagione.

Con i mezzi pubblici mi sposto velocemente alla sede del Parlamento Europeo, ed ecco che alle 9,30, come stabilito, sono pronto per entrare.

Procedure obbligatorie, per accedere agli edifici si deve essere accompagnati da chi ti ha invitato e solo con lui si può avere un pass per entrare, ma sempre accompagnati. Bello, pare di essere tornati a scuola. Così, dopo pochi minuti, vengo raggiunto dal responsabile e riesco ad avere il mio pass azzurro.

Fatti i controlli del caso, in questa sede sono rigorosi più che non all’aereoporto, siamo finalmente dentro e posso farmi accompagnare alla sala dove si svolge la riunione sulle api.

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Questa 4° conferenza internazionale si svolge su due giornate. La prima dedicata alla apertura ufficiale del “villaggio delle api” ed alla prima sessione di lavori; la seconda con il proseguimento della sessione lavori nelle bellissime sale della grande struttura dedicata agli uffici del Parlamento Europeo. Il “villaggio delle api” è costituito da alcuni gazzebo che propongono la tradizione dell’apicoltura della Bulgaria, con l’esposizione di alcuni prodotti, e la rappresentazione di alcuni temi generali sulla situazione delle api ai giorni nostri.

Prima di tutto questo, però, è stata convocata una riunione per una prima condivisione di quelle che, gli apicoltori dei paesi che vi partecipano, ritengono essere i temi più importanti da affrontare nelle due sessioni lavori che seguiranno. Un confronto di esperienze tra rappresentanti di diverse nazioni: Bulgaria, che quest’anno ha organizzato il tutto, Irlanda, Francia ed Italia.

Il dibattito si svolge moderato dal Sig. Etienne Bruneau, Presidente di “Scientific Commission Beekeeping Technology and Quality “di Apimondia, e raccoglie le varie opinioni sulla situazione attuale dell’apicoltura in questi paesi. I dati pare coincidano, i temi sono ricorrenti e coinvolgono tutti indistintamente.

Si fa riferimento all’utilizzo troppo pesante di pesticidi e diserbanti, ed anche se regolamentati, si evidenzia come, di fatto, molti ne facciano un uso poco attento, senza rispettare le prescrizioni. La disattenzione più ricorrente è l’utilizzo di questi dannosi prodotti anche in presenza di fioriture, con evidenti danni a tutti quegli insetti, api in primis, che si spostano di fiore in fiore favorendo la importantissima funzione di impollinatori. La voce è unanime, è necessario formare gli agricoltori sulla pericolosità di questo prodotti, e su come sia indispensabile rispettare le procedure di impiego.

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L’altro grande tema è la “monocoltura” che sta facendo sparire moltissime piante compromettendo la biodiversità. Si evidenzia anche come tale tipo di uso sbagliato del territorio, favorisca lo sviluppo abnorme di determinati parassiti, perché, di fatto, si stanno eliminando gli antagonisti naturali. Si rompe così la preziosa “catena” che tiene in equilibrio tutto l’ecosistema.

Ma emergono anche altri fattori che rappresentano punti di debolezza dell’apicoltura europea. Cerchiamo di metterli a fuoco:

L’età degli apicoltori in questi paesi è ormai sopra la media dei lavoratori, con la conseguenza che alcuni temi vengono affrontati con poca attenzione alle nuove situazioni che il cambiamento climatico e l’utilizzo di questi prodotti chimici, impongono. La capacità di reazione e la volontà di nuova formazione è quindi piuttosto scarsa. In questa fascia è diffusa la credenza che certe pratiche, come andavano bene una volta, possano essere risolutive anche adesso.

Si evidenzia come tutti gli apicoltori siano strategici in una azione di salvaguardia delle api e dell’ambiente In quasi tutti i paesi il numero degli apicoltori “amatoriali” è enormemente più grande di quelli professionisti, con una frammentazione del mercato e delle iniziative, che rende azioni di sistema molto molto difficili da attuare. Ma è indispensabile coinvolgerli tutti, se non si vuole vanificare ogni sforzo lasciando ad ognuno il famoso “fai da te”. Viene quindi evidenziata la difficoltà di diffondere informazioni, idee e soluzioni, ad apicoltori che sono sparsi un po’ ovunque, ma senza un coordinamento e senza seguire nessuna indicazione. E’ invece ormai chiaro che ogni azione deve essere pianificata, condivisa, e messa in pratica da tutti nei modi e nei tempi giusti.

Nelle sessioni di lavoro che seguono, i vari relatori che si succedono, danno una rappresentazione molto chiara delle difficoltà che l’apicoltura, e le api, stanno attraversando. Senza fare una carrellata di tutti gli interessanti interventi portati da relatori provenienti da ogni parte del mondo, riassumiamo le cose principali che si sono portate all’attenzione di tutti.

Ci sono studi chiari ed indiscutibili che l’uso dei pesticidi e dei concianti delle sementi è un grosso danno e che l’utilizzo di questi prodotti dovrà essere ridiscusso e riorganizzato per evitare conseguenze peggiori.

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La biodiversità è a rischio, quindi si dovranno rivedere le pratiche di monocoltura, particolarmente mais e soia, che oggi contraddistinguono il panorama delle campagne. Anche le grandi concentrazioni di frutteti possono essere un ambiente troppo povero per le api. “Oggi il paesaggio agricolo è un deserto per le api”, sintetizza il relatore Svizzero.

La grande frammentazione delle organizzazioni degli apicoltori, che non riescono ad avere una voce unica e forte, come invece molte altre organizzazioni riescono a fare. E questo, paradossalmente, è uno dei problemi più grossi perché in questo contesto dell’Europa, sono i numeri che contano.

Purtroppo ci si rende conto molto presto come in questi ambienti la forte rappresentanza, abbia effetti importanti sulle decisioni, al di là di quello che noi crediamo e riteniamo giusto. Così le lobbies si danno un gran da fare per cercare di portare acqua ai loro mulini, indipendentemente dagli effetti che queste decisioni possano avere su altri contesti, magari importantissimi. Uno per tutti, il rappresentante dei coltivatori del mais esprime le sue idee dicendo: ”è molto bello il mondo delle api e dei fiori, ma noi abbiamo la responsabilità di sfamare il mondo”. Non credo sia necessario fare commenti, ma la dice lunga su come le difficoltà di dialogo siano enormi.

Così qualcuno ha portato l’esperienza degli inglesi che stanno cercando di creare una cooperazione tra agricoltori ed apicoltori, creando organizzazioni unitarie e non più divise e diverse. Il concetto “win-win” (tutti due vincono), forse potrà portare ad una collaborazione nell’affrontare temi che non sono di una sola parte, ma di tutti noi. Hanno allo studio la creazione di “campi ai margini” per cercare di dare un po’ di sazio anche agli insetti, agli anfibi, agli uccelli ed anche ai mammiferi dei campi. Questa pratica contiene molto anche l’erosione del suolo e la diffusione aerea di trattamenti irrorati in tutte le condizioni.

Altra iniziativa è quella di non abbandonare i terreni “limitrofi”, così detti perché piccoli e difficili da coltivare, ma di renderli delle oasi, anche se piccole, per le api e gli insetti pronubi. Questo rilancerebbe e riallaccerebbe anche la catena alimentare degli uccelli, che sono danneggiati quanto gli insetti dalla monocoltura.

Il lavoro degli apicoltori è stato quindi molto rivalorizzato rispetto al passato, perché mentre una volta l’apicoltore contribuiva alla impollinazione e produceva il miele, oggi realmente è determinante per mantenere in vita le api e, attraverso di esse, l’intero ecosistema. Sono importanti i professionisti, per il grande numero di alveari e per la grande preparazione che hanno. Essi, per massimizzare le loro produzioni, si informano, studiano, applicano nuove tecniche e sono la punta di diamante della apicoltura. Ma anche gli amatori, per il grandissimo numero e per la loro capillare distribuzione sul territorio, sono determinanti per il “risanamento” delle campagne. Per questo è importante lanciare dei progetti di formazione ed aggiornamento anche per loro, all’uso di tecniche di lotta integrata, di rispetto dei tempi e dei modi di vita dell’ape.

Ancora una volta si è sottolineato come sia imprescindibile l’unità, il coordinamento di tutti gli “attori” del mondo dell’apicoltura, per poter contrastare le voci sempre più grosse e prepotenti delle aziende farmaceutiche che riescono ad esercitare pressioni enormi anche sull’opinione pubblica, per la grande quantità di denaro che riescono a mettere in campo.

L’invito che è stato fatto alla fine da tutti i partecipanti, è quello interessarsi al problema, di leggere i dati che sono disponibili e che lo saranno sempre di più. Di partecipare alla vita delle associazioni e di STUDIARE, anche se può sembrare una parola grossa, quelli che sono i nuovi scenari e le nuove risposte a questa sfide.

Direi che è stato interessantissimo e che potrebbe esser importante poter seguire e ripetere questa esperienza.